lunedì 16 luglio 2018

Non rimandare..

“Per ogni cosa c'è la sua stagione, c'è un tempo per ogni situazione sotto il cielo..” Ecclesiaste 3: 1


E' oggi è il tempo per amare...per abbracciare...per apprezzare...per aprire il tuo cuore alle persone che ami e sono importanti per te..

non rimandare...oggi è il tempo per una carezza e una parola gentile...oggi è il tempo per dire ti voglio bene..

oggi è il tempo per aprire il tuo cuore a Gesù...perché domani...domani...anche se tu lo vorrai...non ci sarà più il tempo..

sabato 14 luglio 2018

Un modo sbagliato di simpatizzare

“State attenti, fratelli, che talora non vi sia in alcuno di voi un malvagio cuore incredulo, che si allontani dal Dio vivente, ma esortatevi a vicenda ogni giorno, finché si dice: "Oggi", perché nessuno di voi sia indurito per l'inganno del peccato.” Ebrei 3:12-13



Le cose che accadono ultimante nelle chiese devono farci riflettere con la massima serietà, sull’importanza di vivere una vita santificata e consacrata a Dio, con la piena consapevolezza di appartenere a LUI.

Oggi più che mai dovremmo verificare controllare proprio come facevano i cristiani di Berea: “che ricevettero la Parola con ogni premura, esaminando tutti i giorni le Scritture per vedere se le cose stavano così.” Atti 17:11

Evitando ogni possibile inganno e stratagemma subdolo da parte del nemico, che con la sua torbida astuzia cerca di disorientare e confondere in tutti modi i figli di Dio, facendoli simpatizzare con il peccato.

Dal vocabolario simpatizzare significa:

1) stabilire un rapporto di reciproca simpatia, fraternizzare

2) Condividere le idee di una persona o di un gruppo oppure i principi di una dottrina o di un movimento, senza però farsene seguace dichiarato.


Tutta questa simpatia e fraternizzazione che noi dimostriamo appoggiando ciò che la scrittura condanna è un subdolo e meschino lavoro di satana che cerca di farci apparire il peccato = la trasgressione della legge di Dio (1 Giovanni 3:4) come una cosa assolutamente  normale.

Miei cari

purtroppo, dobbiamo tristemente ammettere che  a volte per amicizia o simpatia verso il fratello/sorella che in quel preciso momento sta vivendo una vita lontana dagli insegnamenti del Dio vivente e vero, anziché riavvicinarlo/la con amore a Dio ricordandogli il giusto insegnamento della SUA parola, lo assecondiamo, lo appoggiamo simpatizzando in questo modo con il peccato.

Che piano pano diventa contagioso come una grave malattia che si trasmette facilmente da un individuo a un altro...senza riuscire più a fermarla!

Desidero concludere questa breve riflessione con questo versetto:

“Siate sobri, vegliate, perché il vostro avversario, il diavolo, va attorno come un leone ruggente cercando chi possa divorare.” In 1 Pietro 5:8

Signore donaci saggezza e discernimento per capire la Tua volontà in ogni ambito della nostra vita.

Lode a Dio!








lunedì 2 luglio 2018

Piccola riflessione


 «Voi siete il sale della terra; ma se il sale diventa insipido, con che cosa gli si renderà il sapore? A null'altro serve che ad essere gettato via e ad essere calpestato dagli uomini. Voi siete la luce del mondo; una città posta sopra un monte non può essere nascosta.  Similmente, non si accende una lampada per metterla sotto il moggio, ma sul candeliere, perché faccia luce a tutti coloro che sono in casa. Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, affinché vedano le vostre buone opere e glorifichino il Padre vostro che è nei cieli» Matteo 5:13 a 16



Come figli di Dio noi siamo (non dovremmo) ma siamo la luce del mondo e il sale della terra. 

Per questo motivo noi dobbiamo cercare di costruire, Non distruggere, edificare Non demolire, elogiare Non criticare sempre e in ogni circostanza.

Ricordando sempre che con il nostro comportamento pensieri, parole e gesti Siamo chiamati a glorificare Dio nella nostra vita, facendo risplendere la verità della Sua parola.

Inoltre quando è necessario siamo chiamati anche ad esortare, il fratello/sorella ma sempre con amore (con l’amore di Dio perfetto e giusto) e discrezione.

Che il Signore doni ad ognuno di saggezza e discernimento in ogni circostanza!

A Dio sia la gloria e l’onore!

mercoledì 20 giugno 2018

Un contributo importante!

“Cerchiamo dunque di conseguire le cose che contribuiscono alla pace e alla reciproca edificazione.” Romani 14:19




Guardandomi un po' attorno, riflettevo sull’importanza di condividere con gli altri, cose che danno gioia al nostro cuore, che edificano e ci fanno crescere spiritualmente. 

Non a caso i miei occhi si sono fermati su questo versetto portandomi ulteriormente a riflettere sull’importanza del nostro obiettivo come figli di Dio; che è quello di raggiungere e conquistare con il SUO aiuto  tutte quelle cose che contribuiscono alla pace e all’ edificazione reciproca .

Ma purtroppo, sia nel mondo reale che virtuale, facciamo esattamente il contrario, condividiamo parliamo e viviamo tutto ciò che fa male…disturba e ostacola la nostra crescita spirituale.

Senza dilungarmi oltre (perché parole se ne dicono anche troppe) credo che tutti noi come figli di Dio, dovremmo riflettere almeno un pochino su ciò che condividiamo, sia qui nel mondo virtuale di Facebook ,che in quello reale nella vita di tutti giorni.

A Dio sia la gloria!

sabato 26 maggio 2018

Continuità nella nostra vita

“Ricordatevi dei vostri conduttori, i quali vi hanno annunciato la parola di Dio; e considerando quale sia stata la fine della loro vita, imitate la loro fede. Gesù Cristo è lo stesso ieri, oggi e in eterno”. Ebrei 13:7-8



Questi versetti ci ricordano che le parole vanno sempre di pari passo con l’esempio della nostra vita.

Una vita che deve lasciare il buon profumo di Cristo, in ogni occasione!

“Noi siamo infatti davanti a Dio il profumo di Cristo fra quelli che sono sulla via della salvezza e fra quelli che sono sulla via della perdizione…” 2 Corinzi 2:15

Un Profumo che deve Rimarcare sempre (con continuità ininterrotta, senza termine di tempo) la verità della parola di Dio!


A Dio la gloria!

lunedì 14 maggio 2018

Aiutaci a ritornare a Te Signore!

“Se il mio popolo, sul quale è invocato il mio nome, si umilia, prega, cerca la mia faccia e si converte dalle sue vie malvagie, io lo esaudirò dal cielo, gli perdonerò i suoi peccati, e guarirò il suo paese.” 2Cronache 7:14


Questo “Se” estremante importante, rivolto al popolo di Israele è rivolto anche noi oggi. 

Anche noi “se” ci umiliano e preghiamo cercando il volto di Dio, riconoscendo il nostro peccato, e ritorniamo al nostro Primo Amore (Apocalisse 2:4 ) Lui il nostro Dio, ci perdonerà ed esaudirà le nostre preghiere, portando guarigione in noi e attorno a noi!

Aiutaci a ritornare a Te Signore!

lunedì 7 maggio 2018

Che ti importà? Tu seguimi.





Nel nostro cammino possono presentarsi tante situazioni che ci appaiono come veri e propri ostacoli e nelle quali diventa difficile vivere e testimoniare la fede. L’esempio di Paolo ci incoraggia a guardare alle risorse che il Signore vuol darci attraverso la sua presenza e attraverso la sua Parola, trasformando gli ostacoli in strumenti e guidandoci a vivere la testimonianza della nostra fede in qualsiasi circostanza.


Il valore di essere radicati nella Parola

“Che importa? Comunque sia con ipocrisia o con sincerità, Cristo è stato annunziato: di questo mi rallegro e mi rallegrerò ancora...” (Filippesi 1:18)

In questa piccola frase, c’è il tesoro inestimabile di una vita vissuta per Cristo e con Cristo, in una totale dipendenza dal Padre.

È un versetto che ho meditato una notte, mentre stavo assistendo mio zio in ospedale, nelle sue ultime ore di vita.

Per via della malattia non riconosceva più familiari, parenti e amici, ma ciò nonostante ha avuto la lucidità di commentare queste parole assieme a me, in quanto l’unica cosa chiara e radicata nella sua memoria era la Parola di Dio.

Parola che è ben radicata in quei credenti che vivono una vita in sintonia con Gesù, una vita passata a nutrirsi del continuo della Parola di Dio. Solamente leggendo, studiando e meditando la sua Parola possiamo possederla ed essere radicati in essa.

In Colossesi 2:6-7 leggiamo:

“Come dunque avete ricevuto Cristo Gesù il Signore, così camminate in lui: radicati, edificati in lui e rafforzati dalla fede, come vi è stata insegnata, abbondate nel ringraziamento”.

La nostra vita cristiana deve continuare con lo stesso zelo, lo stesso desiderio iniziale: sotto la guida continua dello spirito, nell'autorità di Dio.


Ma come facciamo a conoscere questa autorità? Come possiamo farla nostra? Andando alla sua Parola.

Solo con queste radici possiamo essere edificati e rafforzati nella fede in Cristo, abbondando sempre nella riconoscenza e nel ringraziamento in ogni circostanza della nostra vita.

Testimoni del Vangelo, sempre e comunque!


“CHE IMPORTA?”

Queste parole furono pronunciate dall’apostolo Paolo mentre si trovava in carcere, incatenato per via del Vangelo.

L’opposizione nei suoi confronti, sia all’interno che all’esterno della Chiesa era molto forte: ma questo non lo preoccupava minimamente, l’unica cosa che interessava a Paolo era adempiere la chiamata di Dio, a qualsiasi costo.

Nonostante gli ostacoli, i pericoli, l’opposizione, queste catene anziché ostacolarlo gli servirono per diffondere maggiormente il Vangelo di Cristo.

Paolo voleva che i credenti di Filippi comprendessero che per Dio non esiste il caso.

“Nessuno di noi infatti vive per sé stesso, e nessuno muore per sé stesso” (Ro 14:7).

Per l’apostolo la vera preoccupazione era che ognuno esaminasse il proprio cuore per essere sicuro che quello che stava facendo coincidesse con quello che il Signore desiderava da lui.

Il credente deve poggiare le proprie convinzioni sul Signore perché ogni cosa appartiene a lui!

Perciò dobbiamo essere responsabili verso il Signore in tutte le aree (sul lavoro, a scuola, in famiglia) e in tutte le situazioni della vita (nelle gioie e nelle difficoltà, sia nella vita che nella morte) e dobbiamo vivere il nostro cammino non davanti all’uomo, ma davanti a Dio.

Purtroppo, molto spesso tendiamo a fare l’opposto, dando più importanza all’apparire che all’essere.

Nonostante che Paolo si trovasse in carcere, il Vangelo della grazia veniva proclamato con maggior forza. Noi forse non ci troveremo mai incatenati a causa del Vangelo, ma potremmo comunque trovarci in determinate situazioni, come in un letto di ospedale, in punto di morte, o in altre situazione che la vita ci riserva.

Ma dobbiamo avere ben chiara una cosa: nulla succede a caso nella nostra vita. Di conseguenza: ogni luogo, ogni situazione, ogni momento sono buoni per proclamare il Vangelo!

Le persone che venivano in contatto con Paolo udirono parlare di Cristo e proprio per la sua testimonianza capirono che era incatenato a causa del Vangelo: infatti egli predicava la Parola di Dio (v. 13) e le autorità di quel tempo credevano di poter mettere a tacere la Verità privando l’apostolo della sua libertà, ma Cristo aveva cominciato un’opera buona in Paolo e nella sua grazia egli l’avrebbe portata in fondo, fino all’ultimo istante della sua vita (v. 6).

Nella mano di Dio gli ostacoli diventano strumenti.

Tutti gli ostacoli, le difficoltà, le opposizioni che gli altri possono costruire, non impediscono a Dio di portare a termine ciò che ha iniziato.

La sofferenza di quei mesi, ha permesso a mio zio di avere la possibilità sia direttamente che indirettamente di annunciare la Parola a persone che si trovavano nella sua stessa condizione, lasciandoci in questo un prezioso esempio.

Nella sofferenza l’apostolo Paolo ha avuto la forza di annunciare comunque Cristo, non ha aspettato di essere libero, non ha aspettato di trovarsi in una condizione migliore, non ha aspettato che i credenti, dai quali dovremmo aspettarci il meglio, smettessero di mettergli in qualche modo i bastoni fra le ruote.

No! Lì, in carcere, Paolo continuò imperterrito ad annunziare Cristo!

Paolo non era un superuomo, non aveva delle doti speciali, la sua forza proveniva dalla divina presenza nella sua vita e dalla Parola di Dio radicata nel suo cuore. Allo stesso modo può essere radicata nei nostri cuori e diventare anche per noi una fonte inesauribile di meraviglie.

Ma l’incarcerazione dell’apostolo ebbe anche un altro effetto (v. 14): non solo la sua incarcerazione è stata uno strumento di testimonianza per le persone che non credevano, ma fu anche di incoraggiamento per coloro che erano titubanti e timidi nel parlare di Cristo.

La reazione positiva di Paolo di fronte alla sua incarcerazione indusse gli altri ad essere più arditi, senza paura nell'annunciare Cristo.

Ci rendiamo conto che spesso il modo di pensare di Dio è totalmente diverso dal nostro?

Per portare delle anime a Cristo e spronare i fratelli ad essere più coraggiosi nell'evangelizzare, c’era bisogno di incatenare Paolo...

Sì, per Dio c’era bisogno di questo!

Al tempo di Paolo c’era la paura di essere messi in prigione a causa di Cristo, oggi, almeno qui in Italia questo timore non c’è, ma c’è un problema ancora più grave fra i credenti: la timidezza, la vergogna di essere suoi testimoni.

Se stiamo cercando stimoli per superare la timidezza, eccoli: prendiamo come esempio Paolo, che non aveva vergogna di annunciare la Parola di Dio.

A volte pensiamo che esistano determinati momenti e determinate circostante “ideali” per avvicinare una persona a Cristo, ma per Dio a volte è l’opposto.

Paolo forse non avrebbe mai potuto immaginare che il suo essere rinchiuso all’interno di un carcere stava compiendo quello che le circostanze fuori dalla prigione non avrebbero mai compiuto, eppure fu così.

L’obiettivo più importante: Cristo glorificato in noi!

Come ho detto in precedenza, dobbiamo essere disposti ad annullare noi stessi nella vita di tutti giorni, ricercando la volontà del Padre.

C’erano due tipi di persone che annunciavano Cristo (vv. 15 a 18):

• Alcuni predicavano Cristo per invidia e per rivalità


• Altri lo predicavano di buon animo, lo facevano per amore.

Coloro che predicavano Cristo per invidia lo faceva con spirito di rivalità.

Essi intenzionalmente o involontariamente avevano provocato qualche afflizione a Paolo mentre si trovava in carcere.

Ma il cuore di Paolo si rallegrava, perché Cristo veniva comunque predicato (anche se da alcune persone lo facevano con motivazioni sbagliate).

È in questo contesto (v. 18) che Paolo dice: “Che importa?”.

Nonostante la sofferenza e le umiliazioni, Paolo si rallegrava perché era certo che, sia con la vita che con la morte, Cristo sarebbe stato glorificato in lui.

Lode a Dio!

Queste parole l’apostolo le pronunciava quando era incatenato, ma potremmo usarle in qualsiasi circostanza difficile della nostra vita:

Che importa se sono nella difficoltà?

Che importa se sono su un letto di ospedale? Che importa se sto per morire?

L’importante è che Cristo sia glorificato nella mia vita.

E le uniche basi su cui Paolo si poggiava erano le suppliche dei credenti e l’assistenza dello Spirito Santo.

Paolo voleva mettere in evidenza che nella sofferenza i credenti non sono lasciati soli… perché lo Spirito di Dio viene in aiuto ¬ alla nostra debolezza.


Il Signore Gesù è alla presenza di Dio e intercede per noi. Anche se non sappiamo pregare ed esprimere la nostra richiesta, lo Spirito Santo intercede per noi: che meraviglia!

Tempo fa leggevo uno studio di un grande uomo di Dio, Charles H. Spurgeon, che scriveva:

“In fondo in fondo a volte come credenti siamo un po’ semplici. Indipendentemente dalla nostra età, nelle cose spirituali siamo piuttosto infantili. Appena creduto in Cristo eravamo ancora più ingenui... pensavamo che essere perdonati comportasse tante cose, che poi abbiamo scoperto non avere nulla a che fare con il nostro perdono.

Per esempio, pensavamo che non avremmo mai più peccato; che la battaglia era già vinta; che ci trovavamo in un bel campo di fiori, senza più guerre da combattere; che avevamo già la vittoria; che dovevamo soltanto alzarci in piedi e agitare il ramo di palma; che tutti i problemi erano finiti, che dovevamo solo confidare in Dio e saremmo entrati in cielo, senza dover combattere alcun nemico terreno. Ovviamente erano pensieri sbagliati.

Anche se nella parola di Dio è scritto che: «Chi crede non è condannato» non è scritto da nessuna parte che chi crede non sarà messo alla prova. La mia fede la tua fede deve essere esercita, altrimenti che fede è?

Dio non ha mai inteso di dare la fede all’uomo senza mai provarla, anzi la fede serve proprio ad affrontare le prove della vita. Quando chiediamo al Signore maggiore fede dobbiamo considerare che è come se chiedessimo maggiori difficoltà. Non puoi pensare di avere una grande fede per tenerla da parte. Se abbiamo una grande fede, dobbiamo usarla tutta senza risparmiarne un pò!”.

La fede, provata per glorificare...

Vi ricordate le parole di Pietro?

“...affinché la vostra fede, che viene messa alla prova, che è ben più preziosa dell’oro che perisce, e tuttavia è provato con il fuoco, sia motivo di lode, di gloria e di onore al momento della manifestazione di Cristo” (1P 1:7).

Sono le prove che plasmano la fede di un credente, purificandola come l’oro, verificandone la consistenza.

La fede è un qualcosa che non potrà mai deteriorarsi e a motivo di questo sarà un bene che procurerà lode, gloria e onore al nostro Dio, fino alla manifestazione di Gesù Cristo.

A volte la fede potrà indebolirsi, ma non dobbiamo scoraggiarci perché se siamo veri credenti, come lo era l’apostolo Paolo, potremo essere tormentati, ma non ridotti all’estremo, combattuti ma non disperati, perseguitati ma non abbandonati, addolorati ma non uccisi.

Dio non permetterà mai che siamo tentati al di là delle nostre forze. Con le difficoltà, egli ci darà anche la via per uscirne.

Paolo non era sicuro, che per la sua fede sarebbe stato liberato dalla sua prigionia, ma di una cosa era certo: voleva che Cri¬¬sto fosse glorificato nel suo corpo in entrambi i casi. Non si preoccupava per ciò che sarebbe accaduto a lui, ma per la testimonianza e il profumo che egli avrebbe lasciato per il Signore.

Abbiamo la stessa preoccupazione?

Prima o poi ci toccherà lasciare questa terra... e come l’apostolo Paolo avremo terminato la corsa. Ma avremmo lasciato davvero un buon profumo? Per Paolo, la liberazione gli avrebbe permesso di continuare a predicare Cristo, ma anche il martirio avrebbe fatto avanzare la causa di Cristo.

Lo scopo principale di Paolo era: glorificare Cristo nella sua vita! (v. 21).

Mio zio fino all’ultimo è stato testimone di Cristo. Prego Dio che anche noi possiamo essere dei testimoni fino all’ultimo nostro respiro. Chiediamo al Signore che possa infondere in noi lo stesso sentimento di Paolo e che la nostra vita possa testimoniare il desiderio di glorificare Cristo nel nostro corpo, sia con la vita che con la morte!

Eze Ahanonu