giovedì 17 novembre 2016

Allora Dio le aperse gli occhi...

“Allora DIO le aperse gli occhi ed ella vide un pozzo d'acqua; così andò a riempire d'acqua l'otre e diede da bere al ragazzo...”Genesi 21:19


Quando Dio apre i nostri  occhi le cose non restano mai come prima… la disperazione lascia finalmente  posto alla speranza e alla gioia!

Se  a sino a quel momento  eravamo persi nell'aridità dei nostri sentimenti... nella disperazione più cupa della nostra anima, da  quel momento  in poi potremo finalmente  vedere e gustare tutta la bellezza, la potenza e la gloria di Dio.


L’acqua di quel  pozzo  che prima non era visibile ai nostri occhi ora lo la vediamo fluire e scorrere  abbondantemente nella nostra vita, e  attraverso di noi anche altri potranno bere l’acqua fresca e preziosa  della parola di Dio. 

Quel terreno che prima era arido e sabbioso...adesso è diventato fertile... pieno di erbetta tenera... di fiori e frutti profumati... i fiori e i frutti dello Spirito Santo, che  quando entrano nella nostra vita  non ci lasciano mai, come eravamo prima!

Dio ci benedica!

domenica 13 novembre 2016

La sensibilità nelle mani di Dio

Poiché sei tu che hai formato le mie reni, che mi hai intessuto nel seno di mia madre, io ti celebrerò perché sono stato fatto in modo meraviglioso, stupendo, meravigliose sono le tue opere e l’anima mia lo sa molto bene...” Salmo (139:13- 14)





Ognuno di noi è stato creato in modo diverso, con una propria identità e una propria individualità che lo fa essere speciale ed unico, agli occhi di Dio.


Ma purtroppo, dal punto di vista umano non siamo altrettanto speciali gli uni per gli altri, al contrario, quando incontriamo una persona che non corrisponde alle nostre caratteristiche, al nostro modo di vedere e di pensare rimaniamo confusi, disorientati portati di conseguenza, ad emarginare e ad allontanare la persona “strana” particolare, con un modo così diverso da noi di vedere, di pensare e di sentire le cose, senza renderci conto che il nostro comportamento crea sofferenza e disagio in quella persona.


Come credenti, avendo una nuova natura in Cristo (2 Corinzi 5: 17) dovremmo avere anche una sensibilità rinnovata, più forte e più matura, nel capire e nel valutare le necessità degli altri, invece il più delle volte non solo non capiamo ma non rispettiamo neppure minimamente, l’individualità e la sensibilità delle persone che ci stanno accanto.


Spesso vediamo la sofferenza e il disagio “degli altri” con troppa superficialità, minimizzando e semplificando tutto ciò che non ci riguarda personalmente, e la totale mancanza di delicatezza che spesso manifestiamo gli uni con gli altri è qualcosa, che davvero a volte mi spaventa.


La sensibilità non può essere generalizzata, ma deve essere personalizzata in base alla nostra sensibilità individuale.


Infatti, non tutti dal punto di vista fisico sopportiamo il dolore allo stesso modo, c’è chi va a lavorare con la febbre a 38 c’è chi invece si sente completamente distrutto, quando il termometro tocca appena i 37 gradi, c’è chi sviene alla vista del sangue c’è chi mantiene un controllo freddo e distaccato davanti alle situazioni più gravi.


Dal punto di vista emotivo accade un pò la stessa cosa, e proprio per questo, chi è più sensibile è più esposto al dolore.


Dolore significa: “sensazione spiacevole per effetto di un male corporeo, ma anche sentimento di profonda infelicità, dovuto all’ insoddisfazione di bisogni personali; afflizione e costernazione.”


Sentimenti che tutti (essendo esseri umani) proviamo più o più o meno intensamente nel corso della nostra vita.


Ma molto spesso, non abbiamo il coraggio di ammetterlo perché siamo troppo impegnati a difendere, ciò che “gli altri devono vedere” e ciò che gli altri riescono a vedere è quasi sempre il contrario di ciò che realmente siamo.


Con accuratezza cerchiamo di coprire le nostre fragilità e la nostra vulnerabilità, dimenticando che la fragilità e la debolezza fanno parte dell’essere umano, e se usate nel giusto modo possono diventare una ricchezza reciproca.


E’ proprio nella nostra debolezza e nella nostra fragilità che si manifesta la potenza di Dio.


Paolo dice: “... perciò, molto volentieri mi glorierò piuttosto delle mie debolezze, onde la potenza di Cristo riposi su di me ... perché quando io sono debole, allora sono forte”. (2 Corinzi 12:9-10)


L’importante è riconoscere sinceramente i nostri limiti, davanti a Dio senza cercare di mettere una maschera, perché le maschere non migliorano il problema, ma lo aggravano.


Mascherare i nostri sentimenti, le nostre fragilità e le nostre paure può farci diventare forse, migliori agli occhi dell’uomo, ma certamente non ci rende migliori davanti a Dio.


E’ chiaro, quindi che la sofferenza che procura dolore può essere non solo fisica, ma anche emotiva e non tutti come ripeto, soffriamo con la stessa intensità, con la stessa partecipazione verso le situazioni o i problemi di cui veniamo a conoscenza.


Spesso, quando ci troviamo a dover affrontare questo tipo di sofferenza, particolare siamo impreparati, e davanti ad una persona che soffre emotivamente, di disagi, conflitti interiori, morali, spirituali o sta attraversando un periodo a volte motivato, a volte immotivato di depressione, che significa semplicemente (vivere uno stato d’animo di avvilimento, di tristezza, di abbattimento e demoralizzazione) tendiamo a semplificare e a minimizzare ogni cosa e con crudele superficialità a volte diciamo...“ pensa a quelle persone, loro si che soffrono davvero, non tu”.


Pensando a torto che la sofferenza reale sia soltanto fisica.


Ovviamente, il dolore rimane dolore ma è sempre e comunque strettamente legato alla sopportazione individuale di ognuno di noi, nonché alla nostra sensibilità.


Certamente, ci sono e ci saranno sempre persone che soffrono più di noi, ma nel momento della “nostra” sofferenza tutti noi soffriamo e anche la nostra sofferenza, come quella degli altri va rispettata.


Non di rado purtroppo, ci sono credenti che sempre per un difetto di interpretazione della vita cristiana pensano che chi soffre di questo tipo di problemi non ha un buon rapporto con Dio, ma Non sempre è così.


Si può essere lontanissimi da Dio senza soffrire minimamente di questi problemi, ed essere invece in uno stretto rapporto con Dio pur soffrendone.


Molto spesso, dimentichiamo che a volte è proprio la sofferenza che ci avvicina di più a Dio.


Nella scrittura ci sono tantissimi esempi di uomini che amavano sinceramente il Signore, ma soffrivano ugualmente di questa sofferenza interiore profonda.


Mi limiterò a portare soltanto pochi esempi.


Cominciando dai salmi, vediamo Davide “un’uomo secondo il cuore di Dio” che descrive la propria sofferenza interiore in modo così intenso, profondo e vissuto che deve far riflettere chi è scettico ed insensibile, pronto a sentenziare, emettendo giudizi il più delle volte errati.


Nel (Salmo 102: 4 e 9) Davide si esprime in questo modo: “colpito è il mio cuore come l’erba è seccato; perché ho dimenticato perfino di mangiare il mio pane ... poiché io mangio cenere come fosse pane, e mescolo con lacrime la mia bevanda...”


Ancora nel (Salmo 6: 3 - 6 – 7) Davide dice: “l’anima mia è tutta tremante...io sono esausto a forza di gemere; allago di pianto il mio letto e bagno delle mie lacrime il mio giaciglio, l’occhio mio si consuma dal dolore e invecchia ...”


Nel salmo 77: 3 - 4 - 5 Asaf si esprime così: “...io mi ricordo di Dio e gemo; medito e il mio spirito è abbattuto, tu tieni desti gli occhi miei, sono turbato e non posso parlare ...ripenso ai giorni antichi agli anni da lungo passati...”


Ed Elia, che nonostante la sua fede, (Giacomo 5:17-18) e nonostante la vittoria sui profeti di Baal (1 Re 18: 40) è preso da un forte scoraggiamento, e la paura prende il sopravvento.


In (1 Re 19: 4) vediamo che Elia “… si inoltrò nel deserto, una giornata di cammino e andò a sedersi sotto una ginestra...ed espresse il desiderio di morire: “dicendo basta! Prendi ora o Eterno, l’anima mia, poiché io non valgo meglio dei miei padri...”

Anche se apparentemente, potrebbe sembrare che Elia non dovesse avere alcuna motivazione per cadere in una forma di depressione così profonda; per lui non era così.


Bastarono le minacce di Izebel (1 Re 19: 2) per farlo cadere in un’ abbattimento e in uno scoraggiamento così profondo, da desiderare la morte.


Un’ altro esempio di sofferenza interiore è Anna, la quale nell'amarezza della sua anima  pregò l’Eterno piangendo dirottamente:"  io sono una donna tribolata nello spirito e non ho bevuto ne vino ne bevanda alcolica ,ma stavo spandendo la mia anima dinanzi all'Eterno...l’eccesso della mia tristezza mi ha fatto parlare fino adesso ... ” (1 Samuele 1:10 -15- 16)


Anna era una donna sterile e viveva la sua sterilità con una sofferenza intensa, profonda (era la sua sofferenza) non tutte le donne vivevano e vivono la loro sterilità allo stesso modo di Anna, c’è chi l’accetta in modo diverso, quasi con serenità.


Ma per Anna non era così.


Neppure le parole affettuose del marito Elkana, che cercava di rassicurarla dicendogli: “Anna, perché piangi, perché non mangi, perché è triste il cuore tuo? non ti valgo io più di dieci figlioli...? (1 Re1: 8) riescono ad attenuare il dolore di Anna.


E’ bellissimo però, vedere le stesse persone che si lamentano, soffrono e vivono le cose in modo cosi intenso, particolare (come capita a chi è più sensibile) amare sinceramente il Signore e innalzare a Dio inni di ringraziamento di lode e di riconoscenza.


Non è un caso, che nella scrittura troviamo questi canti di lode, dopo un travaglio e una sofferenza interiore profonda.


Come ripeto, la sofferenza, sia dal punto di vista fisico, emotivo o spirituale è un qualcosa di soggettivo, di personale ed aumenta in base alla nostra sensibilità.


Più siamo sensibili più saremmo predisposti alla sofferenza perché ogni piccola cosa di cui veniamo a conoscenza, che riguarda noi o gli altri ci farà soffrire, maggiormente.


Essere sensibili significa, sentire in modo particolarmente intenso determinate situazioni emotive, ambientali ecc. e avere allo stesso tempo una predisposizione particolare a sentire vivamente le emozioni, i sentimenti e gli affetti.

“Dal vocabolario” sensibile; è detto anche strumento di misura che avverte fortemente le vibrazioni (in psicologia si chiama anche empatia)


In un certo senso la persona sensibile avverte cose che normalmente gli altri non avvertono e sente cose che gli altri non sentono.


Al contrario, la persona superficiale come dice la parola stessa, sente, vede e vive le cose in superficie, non approfondisce, non analizza, non si pone troppi interrogativi, ma si ferma (il più delle volte per comodità) davanti all'esteriorità delle cose.


E come lo “strumento” citato sopra, essendo in questo caso uno strumento insensibile, non potrà avvertire le forti vibrazioni, e per questo motivo sarà meno esposto alla sofferenza.


Chi è sensibile, Non può essere superficiale, al contrario sarà estremamente introspettivo, tenderà ad approfondire e ad esaminare attentamente ogni cosa, cercando di capire profondamente se stesso e gli altri immedesimandosi, facendo proprio il problema e il dolore degli altri, soffrendo a sua volta, dello stesso dolore.


Immedesimarsi o immedesimazione significa: fare una cosa di due o più cose distinte, farsi una sola cosa o persona con un’altra.


Ma dobbiamo fare attenzione perché esiste una sensibilità e di conseguenza una sofferenza, positiva e una sensibilità e una sofferenza, negativa.


Se per esempio io sono sensibile alla mia natura umana, carnale questo sarà ovviamente negativo e pericoloso per me stessa come credente, e per le persone che mi stanno accanto e certamente non potrò essere di aiuto a nessuno, anzi potrò fare a loro soltanto del male.


Inoltre, dobbiamo fare molta attenzione a non confondere la fragilità con la sensibilità.


Molto spesso fragilità diventa sinonimo di sensibilità, ma non è affatto così.


La differenza è sottile ma sostanziale, infatti; fragile è un qualcosa che si rompe facilmente, un pacco che contiene oggetti fragili può rompersi facilmente, ma non è detto che in questo pacco ci sia un contenuto prezioso, anche una zucca vuota se cade a terra si rompe ... ma è vuota, priva di contenuto.


Fragile è detto anche di persona debole, di scarsa consistenza e di valori morali, facile nel cadere ai vizi e alla tentazione.


Quindi è evidente che si può essere fragili e sensibili, ma si può anche essere fragili ed estremamente insensibili, vuoti ed egoisti allo stesso tempo.


La sensibilità, per quanto riguarda la predisposizione nell'aiutare e nel partecipare alla sofferenza degli altri ha sicuramente un’ aspetto positivo notevole, e se usata nel modo voluto da Dio può diventare una benedizione per noi stessi e per gli altri. 


In 2 Proverbi 21: 1 è scritto: “ il cuore del re, nella mano dell’Eterno è come un corso d’acqua, Egli lo volge dovunque gli piace


Ma questo cuore (come dice questo stupendo versetto) deve essere mobile nelle mani di Dio in ogni circostanza, lasciandosi guidare soltanto dalla Sua mano!


Si, se vogliamo essere utili nelle mani di Dio, dobbiamo lasciarci guidare e dirigere proprio come un corso d’acqua che inonda e penetra ogni cosa, riempendo spazi vuoti e aridi, il Signore deve poter dirigere i nostri pensieri, le nostre emozioni, le nostre fragilità e la nostra sensibilità, come meglio desidera e noi, proprio come l’acqua dobbiamo seguirlo con la stessa fluidità e la stessa continuità.


Perché la nostra sensibilità individuale, come tutto ciò che ci caratterizza ( come individui) per essere qualcosa di benefico, deve essere usata con il solo ed unico scopo di glorificare Dio, soltanto in questo modo potrà essere totalmente e meravigliosamente produttiva, al contrario rimarrà soltanto un bel gesto, ma completamente vuoto...fine a se stesso!


La sensibilità che viene da Dio, non si ferma, non cambia in base alle circostanze e alle situazioni, non ragiona sui pro e sui contro, ma si dirige verso il cuore degli altri donando, anche se questo a volte può costare... perché la sensibilità è molto simile all’ amore...dona senza chiedere nulla.
( 1 Corinzi 13) 


Non dimentichiamo però, che il cuore dell’uomo, senza Dio, per quanto sensibile e altruista possa essere “è sempre ingannevole ed insanabilmente malvagio” (Geremia 17: 9)


Per questo è importante esaminare noi stessi profondamente per capire, la vera motivazione del nostro “altruismo” (se di altruismo si tratta) e vedere se nel nostro dare, c’è il desiderio nascosto di ricevere di più!


Ricordando sempre, che ogni cosa buona che noi possiamo fare, non viene da noi ma da Dio!


Che il Signore ci aiuti ad essere davvero, dei corsi d’acqua che si dirigono verso il cuore degli altri, senza calcoli ed interessi personali, ricordando che questi corsi d’acqua potranno affluire bene soltanto, se noi rimaniamo strettamente uniti alla Sorgente!





lunedì 24 ottobre 2016

Gioia e certezza, di appartenere a Cristo!

“Or sappiamo che tutte le cose cooperano al bene di quelli che amano Dio, i quali sono chiamati secondo il suo disegno. Perché quelli che ha preconosciuti, li ha pure predestinati a essere conformi all'immagine del Figlio suo, affinché egli sia il primogenito tra molti fratelli; e quelli che ha predestinati li ha pure chiamati; e quelli che ha chiamati li ha pure giustificati; e quelli che ha giustificati li ha pure glorificati. “ Romani 8:28 a 30




A volte, quando leggiamo, la parola di Dio, ci soffermiamo soltanto su alcuni punti senza andare oltre.

Ma ogni volta che provo ad andare un pochino più a fondo…resto sempre meravigliosamente stupita.

Ad esempio, tante volte ho letto questi versetti ponendo la mia attenzione soltanto sul fatto che “tutte le cose cooperano al bene…” ed è vero.

Non dando però la dovuta importanza a ciò che segue.

Infatti, vediamo che Non per tutti le cose cooperano al bene, come a volte erroneamente si pensa: Ma soltanto di quelli che amano Dio, i quali (quelli che amano Dio) sono chiamati secondo un Suo disegno.

Il Brano continua dicendo:

Perché quelli che ha preconosciuto che significa (conoscere i fatti anticipatamente prima del loro accadere) li ha pure predestinati (cioè ha stabilito ogni cosa fissando tutto molto prima del loro accadere) ad essere conformi (esattamente uguali all'originale) all'immagine del Figlio Suo (Gesù) affinché egli sia il primogenito tra molti fratelli.


Il primogenito è Colui che possiede il primato, il solo ad essere erede di diritto (Rif. Sl 89:27- Cl 1: 15 - 18- Ap. 1:5) Gesù Cristo possiede il primato su coloro che conformati alla sua immagine, sono divenuti suoi “fratelli”. ( citazione di un commento di John A.M.)

Più avanti  l’Apostolo Paolo ribadisce ancora “… e quelli che ha predestinati li ha pure chiamati; e quelli che ha chiamati li ha pure giustificati; e quelli che ha giustificati (resi giusti, puri, liberi da colpe) li ha pure glorificati.”

“Ecco perché sopporto ogni cosa per amor degli eletti, affinché anch'essi conseguano la salvezza che è in Cristo Gesù, insieme alla gloria eterna.
” 
2 Timoteo 2:10

Sapere che per grazia, siamo stati chiamati-preconosciuti-predestinati-conformi-giustificati, e glorificati In Lui, è Meraviglioso!

Miei cari,

a volte , illudendoci di poter capire tutto, ci poniamo domande e interrogativi, senza alcun senso, dimenticando che la nostra mente nella sua limitatezza può arrivare sino ad un certo punto, Non oltre.

Anche Giobbe davanti a ciò che stava accadendo nella sua vita, cercava spiegazioni che in quel momento, non avrebbe potuto capire.

Ma dopo i suoi tanti perché, vediamo che a Giobbe non gli resta che arrendersi davanti all'evidente,immensa e gloriosa Sovranità di Dio, un Dio perfetto che sa il perché di ogni cosa.

Alla fine Giobbe riconoscere il suo essere indegno e si ravvede, si pente davanti a Dio: dicendo:

“Ecco, io sono troppo meschino; che ti potrei rispondere? Io mi metto la mano sulla bocca. Ho parlato una volta, ma non riprenderò la parola, due volte, ma non lo farò più…Io riconosco che tu puoi tutto e che nulla può impedirti di eseguire un tuo disegno. Chi è colui che senza intelligenza offusca il tuo disegno? Sì, ne ho parlato; ma non lo capivo; sono cose per me troppo meravigliose e io non le conosco. Ti prego, ascoltami, e io parlerò; ti farò delle domande e tu insegnami! Il mio orecchio aveva sentito parlare di te ma ora l'occhio mio ti ha visto. Perciò mi ravvedo, mi pento sulla polvere e sulla cenere”. Giobbe (40: 4- 5 - 42:2 a 6)

Dopo che Giobbe riconosce i suoi limiti, Dio lo colma di ulteriori benedizioni.

Infatti: “Il SIGNORE benedì gli ultimi anni di Giobbe più dei primi…” Giobbe 42:12

Che il Signore ci aiuti a riconoscere i nostri limiti (evitando forzature errate, che rischiano di portarci fuori strada) accettando pienamente la SUA ASSOLUTA SOVRANITÀ’ in ogni cosa!

A Dio sia la gloria!

giovedì 13 ottobre 2016

Non temere, confida nell'Eterno

“Confida nell'Eterno e fa' il bene, abita il paese e coltiva la fedeltà. Prendi il tuo diletto nell'Eterno, ed egli ti darà i desideri del tuo cuore. Rimetti la tua sorte nell'Eterno, confida in lui, ed egli opererà. Egli farà risplendere la tua giustizia come la luce e la tua rettitudine come il mezzodì. Sta' in silenzio davanti all'Eterno e aspettalo…” (Salmo 37: 4 a 7)



Confidare significa fidarsi pienamente di qualcuno, aprendogli il nostro cuore. 


Ma nella parola di Dio, confidare, significa anche fare del bene al nostro prossimo, applicando con fedeltà la Sua parola nella nostra vita.
Confidare, significa anche godere, gioire in ogni istante della presenza di Dio. Si, anche nelle delusioni e nella sofferenza che possiamo incontrare dobbiamo trovare in Lui la nostra gioia, sapendo che nessuno mai potrà avere cura di noi come il nostro Dio!


A quel punto Dio opererà con potenza, facendo risplendere su di noi la Sua giustizia perfetta!


Ma confidare, significa anche saper aspettare in silenzio i tempi di Dio, sapendo che nulla è nascosto ai Suoi occhi.


E proprio quando ci sembrerà di non vedere più alcuna via d’uscita… ecco che vedremo risplendere la Sua meravigliosa gloria!

mercoledì 5 ottobre 2016

Che privilegio immenso!



“Ma voi siete una stirpe eletta, un regale sacerdozio, una gente santa, un popolo acquistato per Dio, affinché proclamiate le meraviglie di colui che vi ha chiamato dalle tenebre alla sua mirabile luce; voi, che un tempo non eravate un popolo, ma ora siete il popolo di Dio; voi, che non avevate ottenuto misericordia, ma ora avete ottenuto misericordia.” 1 Pietro 1:9-10





Pensate, noi che prima eravamo dei miseri peccatori, ora siamo entrati a far parte di una famiglia scelta, eletta, voluta da Dio.
E per Dio, ora noi siamo come un qualcosa di regale…prezioso, un popolo santo, acquistato esclusivamente per LUI!

Noi che un tempo eravamo un popolo che vagava qua e là lontano da Dio, ora siamo il SUO popolo.

Noi che prima non riconoscevamo quanto grande era il Suo amore per noi, ora lo abbiamo sperimentato con la Sua grazia.

E ora, che altro possiamo fare se non proclamare a gran voce, tutte le cose meravigliose che Dio ha fatto nella nostra vita; chiamandoci dalle tenebre del peccato alla Sua meravigliosa luce!

Che il Signore ci aiuti a proclamare la Sua potenza ed il Suo sempre!

venerdì 30 settembre 2016

La nostra vita...

“Poiché ogni carne è come l'erba ed ogni gloria d'uomo è come il fiore dell'erba; l'erba si secca e il fiore cade, ma la parola del Signore rimane in eterno; e questa è la parola che vi è stata annunziata.” 1 Pietro 1 :24-2




L’uomo pensa di essere indistruttibile, 
o meglio, dentro di se sa di non esserlo, e a volte, per non pensare e riflettere su questa cosa che lo spaventa cerca in tutti i modi di distrarsi con il divertimento, i piaceri e lo svago, non che ci sia nulla di sbagliato in questo. 

Ma è sbagliato il fatto di vivere la nostra vita, pensando soltanto a questo, senza riflettere sul significato della vita.

Pensate: ogni istante della nostra vita è nelle mani di Dio.

Un Dio meraviglioso che è sempre attento e pronto ad accoglierci, quando noi ci rivolgiamo a Lui.

Troppo spesso dimentichiamo che la nostra vita è come un filo d’erba, come un fiore bellissimo che sboccia, e poi (nonostante tutte le cure che possiamo darle) a un certo punto si secca, cade e muore…si, quel bellissimo fiore, adesso non esiste più.

Nessuno di noi può sfuggire al fatto che un giorno, proprio come quel piccolo filo d’erba e quel bellissimo fiore, la nostra vita finirà.

E quel punto, che lo vogliamo o no dovremo rendere conto a Dio, di ogni cosa.

Dico questo non per spaventarvi, ma perché sono spinta dall'amore di Dio per voi.

In Ebrei 4:7 è scritto: «Oggi, se udite la sua voce, non indurite i vostri cuori».

Miei cari,
oggi, non domani cerchiamo riflettere su quello che Dio ha voluto comunicarci.

“fissando lo sguardo su Gesù, colui che crea la fede e la rende perfetta. Per la gioia che gli era posta dinanzi egli sopportò la croce, disprezzando l'infamia, e si è seduto alla destra del trono di Dio.” Ebrei 12:2

Io ho scelto di seguire Gesù!


E tu?




martedì 16 agosto 2016

Se io amo davvero...

"Ora dunque queste tre cose durano: fede, speranza, amore; ma la più grande di esse è l'amore." 1 Corinzi 13-13




Se non metto in pratica l’amore di Gesù nella mia vita, non ho capito nulla dell’amore.


Anche se dessi tutte le mie ricchezze per nutrire i poveri e arrivassi addirittura a sacrificare me stessa, sino ad essere arsa...se non conosco l’amore di Dio, niente di ciò che faccio ha valore.

Ma se imparerò ad amare secondo il cuore d Dio, ogni cosa che farò produrrà frutti buoni.

Se io amo davvero; saprò essere paziente, indulgente e affettuosa con te, non ti invidierò se avrai qualcosa di più, non mi vanterò della mia conoscenza, ma resterò semplice ed umile, il mio comportamento non sarà mai di turbamento per te, non cercherò con egoismo, soltanto il mio interesse… mi di curerò del tuo.

Non sarò aspra e dura con te, ma sarò dolce e comprensiva, ti aiuterò...non sospetterò il male, non godrò dell’ingiustizia...no!

Perché il mio cuore avrà gioia soltanto nella verità, soffrirò e piangerò con te, quando sarai in difficoltà.

Crederò senza dubitare a ciò che mi dirai, perché mi fido di te, spererò che ogni cosa vada bene per te e se potrò, ti aiuterò a realizzare i tuoi sogni...sopporterò ogni cosa per te, senza rammarico.

Qualsiasi cosa accada, il mio amore per te non verrà mai meno perché l’amore che Dio ha messo nel mio cuore per te è più grande di te e di me... è il Suo amore.